Capovolgere il lavoro in classe saltando la lezione ex cathedra: la Flipped Classroom 24


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Il metodo della Flipped Classroom (letteralmente “insegnamento capovolto”) trasferisce la responsabilità e la titolarità dell’apprendimento dal docente agli studenti. Quando gli studenti hanno il controllo su come apprendono i contenuti, sul ritmo del loro apprendimento, e su come il loro apprendimento viene valutato, l’apprendimento appartiene a loro. Gli insegnanti diventano guide per comprendere piuttosto che dispensatori di fatti, e gli studenti diventano discenti attivi piuttosto che contenitori di informazioni.

La lezione frontale è ancora uno strumento prezioso per gli insegnanti in alcuni casi. Attraverso la Flipped Classroom si vuole spostare questo strumento in un differente momento rispetto alla tradizionale lezione in aula. Piuttosto che fare affidamento sulla lezione ex cathedra, semplicemente si utilizza -quando lo si ritiene opportuno- il metodo della “Lezione Capovolta” per aiutare a raggiungere un obiettivo di apprendimento.

Per esempio, si supponga una lezione in cui gli studenti ad un certo punto dovranno utilizzare la calcolatrice per la regressione lineare sui propri dati. Idealmente hanno raccolto i dati in un ambiente “real-world” con metodi di apprendimento collaborativo basati sull’indagine (inquiry). Molto probabilmente gli studenti avranno bisogno di istruzioni dirette su come fare una regressione lineare. Si potrebbe impiegare tempo prezioso in classe affinchè tutti con la propria calcolatrice facciano il calcolo e si dovrà seguire un singolo  studente passo-passo, con alcuni studenti annoiati e alcuni studenti rimasti indietro. È necessario fermare l’intera classe e aiutare gli studenti che hanno perso un passaggio. Poi un giorno, settimana o mese dopo, sarà necessario passare attraverso la procedura di nuovo per ricordarla agli alunni.

Oppure si potrebbe creare un semplice video di cinque minuti che mostra la procedura per immettere i dati ed eseguire una regressione lineare. Questo è un tutorial permanente archiviato. Gli studenti avanzati non avranno mai bisogno di guardare nuovamente il video. Tutti gli altri studenti possono ri-guardare il video, se necessario. Ora, c’è più tempo in classe per la raccolta dei dati, la collaborazione e l’applicazione.

Nella Classe Senza Lezioni Frontali, vi è un trasferimento attivo e intenzionale di alcune informazioni al di fuori della classe con l’obiettivo di liberare il tempo per fare un uso migliore dell’interazione a scuola. Finalmente il tempo d’aula è dilatato a favore di buone pratiche come il cooperative learning, l’Inquiry e il PBL. Si aprono spazi per la personalizzazione della didattica.

Il trasferimento di informazioni richiede in genere l’uso di tecnologie come il podcasting o lo screencasting*. Gli studenti hanno accesso immediato e facile a qualsiasi argomento quando ne hanno bisogno, lasciando all’insegnante maggiori opportunità di arricchimento delle capacità degli studenti.

* Un buon software per effettuare screencasting (“registrazione audio-video dello schermo”) è Camtasia Studio (a pagamento, produce tutti i formati video). I software gratuiti sono meno intuitivi e meno “belli” esteticamente ma -accettando di fare qualche prova per trovare la soluzione che meglio si adatti a noi stessi- CamStudio è un buon compromesso (produce solo formati avi e flash che poi potranno essere convertiti in molti altri formati come l’mp4 usando un’altro software gratuito, FormactFactory). Naturalmente sarà necessario possedere una cuffia con microfono.

In Italia se ne sono occupati

Graziano Cecchinato (graziano.cecchinato@unipd.it), ricercatore in pedagogia sperimentale, svolge alcuni insegnamenti per la Facoltà di Scienze della formazione e Psicologia  dell’Università di Padova.

http://prezi.com/x1cwlt_lx3bn/flipped-classroom-commentata/

Seminario ADi “Il fascino indiscreto dell’innovazione”

 

Giovanni Bonaiuti (g.bonaiuti@unica.it ),  ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Filosofiche dell’Università di Cagliari. Si occupa di metodi e tecniche della didattica e, in particolare, di tecnologie per l’insegnamento e l’apprendimento.

http://people.unica.it/gbonaiuti/flipping-the-classroom/

 

Alcuni altri riferimenti utili in lingua inglese:

 

 

CORSI DI FORMAZIONE SULLA FLIPPED CLASSROOM  

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24 commenti su “Capovolgere il lavoro in classe saltando la lezione ex cathedra: la Flipped Classroom

  • faggiolis

    oggi ho fatto una “mini prova” invece di spiegare l’esperienza alla lavagna ho fatto vedere un video di cinque minuti ( girato da studenti delle aldini loro coetanei in laboratorio con un telefonino sotto la supervisione dell’insegnante) dove veniva spiegato cosa dovevano fare , il video se lo ritrovano anche su you tube quindi possono guardarlo quando vogliono, in questo modo diventa più facile per loro fare la relazione. Non mi sono ancora azzardata a dirgli di vederlo a casa senza proiettarlo anche a scuola…ho paura che tre quarti di loro arriverebbe comunque in aula senza averlo visto, senza contare che ho ragazzi che a casa non hanno il computer. I vantaggi che ho riscontrato sono : maggiore interesse ( i video piacciono sempre più della classica lezione, catturano l’attenzione) , abbiamo guadagnato tempo, infine mi è sembrato ( ma è tutto da verificare) che alla fine fosse più chiaro quale era lo scopo dell’esperienza e come dovevano procedere

  • Antonio Calvani

    Mi sembra che l’approccio “flipped classroom” possa essere considerato come una delle varianti di didattica blended, in cui cioé una parte degli apprendimento, o in fase di preattivazione o di consolidamento, viene spostato al di fuori dell’aula. Nel caso specifico può avere una funzione particolare come “anticipazione” o “allineamento iniziale”. Presuppone però due precondizioni: studenti gia motivati e capaci di autogestirsi; materiali didattici opportunamente predisposti e supporti tecnologici adeguati per tutti. Spesso gli studenti hanno (ahimé) bisogno di essere guidati passo passo.

    • RominaMaster L'autore dell'articolo

      Trovo molto interessante il tuo commento perchè ho potuto scontrarmi personalmente con le situazioni che descrivi. Spesso diciamo che i nostri alunni sono nativi digitali e non riflettiamo sul fatto che avere l’ipod non significa poter accedere a tutta la rete. Ancora troppi siti web (compreso il mio blog di didattica) non sono raggiungibili dagli iphone.

      Per motivare gli alunni, invece, l’autrice stessa del video qui in alto ha realizzato un’altro video con le faq e consiglia di chiedere un elaborato ai ragazzi così da “costringerli” a vedere il video: metodo tradizionale ma… efficace! Poi ci sarà sempre quell’alunno che non fa i compiti ma messo nel gruppo dei pari si sentirà almeno di essere in difetto. Romi

  • Antonio Calvani

    In passato (un discreto numero di anni fa), insegnavo allora in un IsT. Tecn. e provai per un periodo a consegnare dei piccoli kit di anticipazione (una breve scheda con qualche quesito, qualche termine significativo, qualche piccolo passo da leggere), insomma un’attività preparatoria, con il fine di “settare” le antenne, in modo che gli alunni fossero meglio “predisposti” all’attività in classe. La cosa ando’ avanti per qualche mese. Un giorno mi chiamò il preside dicendomi che i genitori si erano lamentati perché davo i compiti prima di averli spiegati. Pensate che anche oggi succederebbe lo stesso?

    • faggiolis

      si sicuramente si, succederebbe ancora. Pero credo sia necessario perseverare. Magari si potrebbe tentare facendoli lavorare in gruppi diversi, ad alcuni gruppi che hanno visto il filmato a casa magari si possono dare certi esercizi, ad altri invece si puo fare vedere il filmato in aula . Se chi vede il filmato prima riceve una “gratificazione” forse viene incentivato…non lo so, io credo valga comunque la pena tentare, poi se non funziona si abbandona, ma non tentare a priori credo sia un peccato. A volte una tecnica non funziona tal quale ma “adattandola” al contesto in cui si lavora può venire utile…io sono sempre per sperimentarle sul campo e poi vedere come va

      • faggiolis

        mi viene anche da pensare che non tutte le classi reagiscono allo stesso modo. Se penso alle classi con cui lavoro quest’anno sono molto molto diverse tra loro, Alcune ( una in particolare) qualunque novità gli propongo ci si buttano a pesce e sono anche molto propositivi , altre fanno una resistenza tremenda ( specie al triennio)

    • faggiolis

      grazie mille maria lucia! ci faresti un favore grande? potresti pubblicarli anche nel gruppo di discussione relativo alle flipped classroom che trovi sotto “progetti”? il link al gruppo di discussione lo trovi anche all’inizio di questa pagina. In alto prima dell’inzio dell’articolo c’è scritto “Segui il Gruppo di discussione su questo sito” e poi trovi il link. cosi magari più persone li leggono. grazie ancora!

  • Pierfranco Ravotto

    Mi capita di vedere solo adesso questa discussione a partire da una segnalazione che ho trovato nel gruppo Bricks su FB (https://www.facebook.com/groups/rivistabricks/). Non conoscevo, fino a pochi giorni fa, il termine “flipped classroom” ma mi trovo molto in sintonia. Avevo introdotto qualcosa di simile nella mia pratica didattica già prima dell’uso delle tecnologie, poi con l’uso della rete ho sempre più spesso messo nell’ambiente online gli oggetti dello studio (da fare a casa o in classe) per svolgere in classe un ruolo di supporto rispetto allo svolgimento delle attività che proponevo.

    • RominaMaster L'autore dell'articolo

      E’ proprio questa la forza della Flipped Classroom: molti di noi docenti già chiedono ai propri alunni di guardare a casa il materiale didattico appositamente pensato per loro. Di qui a farlo diventare una metodologia il passo è breve. Staremo a vedere se prende piede col passaparola. Grazie di aver commentato. Hai un tuo sito web? Lo usi per la scuola? Cosa insegni? Romina

  • Attilio Galimberti

    Sono un docente d’inglese di scuola superiore a Bergamo. Da settembre sto sperimentando alcuni aspetti della Flipped Classroom in una classe prima, e devo dire che ne sto traendo parecchi benefici. Mi piacerebbe avere qualche scambio didattico a tal proposito con docenti dell’area linguistico/umanistica.
    Nel novembre scorso ho presentato un contributo sull’argomento al Convegno Nazionale ANILS (Associazione Nazionale Insegnanti Lingue Straniere) di Milano, visibile al link http://prezi.com/z64rhu1es4gn/la-classe-rovesciata/

    • RominaMaster L'autore dell'articolo

      Bellissima ed esauriente presentazione. Io sto ancora cercando di capire il nodo della valutazione con questa metodologia, comunque mi fa piacere che stia prendendo piede. Sono però insegnante di chimica quindi lascio la parola ai colleghi di discipline linguistiche e umanistiche! Romina

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