La scuola online alla ricerca di uno spazio identitario


fb-schoolFacebook è l’ambiente, oggi, maggiormente frequentato dagli studenti. E’ esterno rispetto allo scenario della formazione scolastica – può essere pubblico, privato o segreto, può essere aperto a tutti quelli che si vogliono iscrivere – ma nasce in ambiente studentesco, all’Università di Harvard da un progetto dello studente Mark Zuckemberg (2003-2004). Nei progetti che oggi legano Facebook alla didattica si utilizzano spesso i gruppi: quelli top-down, ad iniziativa dei docenti; quelli bottom-up, ad iniziativa degli studenti (conversazioni dal basso), su temi specifici di discussione e approfondimento tematico, liberamente scelti con lo scopo più o meno dichiarato di facilitare il cooperative learning e l’interazione tra studenti e tra studenti e insegnante. Senza interazione, il gruppo muore, la sua esistenza è legata alla comunicazione, al bisogno di comunicare, seguendo interessi e motivazioni naturali o indotte. Ha una forte natura sociale, orizzontalità e libertà di entrata, uscita, sospensione, ripresa della comunicazione. Facebook è uno spazio informale, è rete di individui, unisce in appartenenza temporanea.

moodleNon era nuova l’esigenza di spostare la didattica online con lo scopo di costruire conoscenze in modo interattivo e collaborativo: Moodle nasce negli anni 1999-2001. A tutt’oggi Moodle è la piattaforma di e-learning (apprendimento online) più diffusa in tutte le tipologie di agenzie formative. Anche la filosofia di Moodle include un approccio costruzionista e sociale all’educazione, enfatizzando il fatto che gli studenti (non solo i professori) possano contribuire all’esperienza educativa in molti modi. Le caratteristiche di Moodle riflettono questo in vari aspetti progettuali, come il rendere possibile agli studenti il commentare i contenuti in un database (o contribuire all’inserimento di dati) o lavorare collaborativamente in un wiki. Può essere usato sia per la consegna introduttiva e avanzata di contenuti o di giudizi e non è necessariamente vincolato a un approccio di insegnamento costruzionista. 

edmodo-iconPoi è arrivato Edmodo (2008-2011) che possiamo definire un misto tra Facebook e Moodle poichè mette insieme le caratteristiche sociali del primo (bacheca e commenti) con quelle didattiche del secondo (costruzione di gruppi e di quiz). Facilità ed intuitività di utilizzo ne fanno il candidato ideale per la rivoluzione dell’insegnamento con la metodologia del Flipped Teaching: non troppo informale come Facebook nè troppo rigido e complesso come Moodle è usato molto soprattutto all’estero anche perchè, per il momento, non c’è una traduzione italiana. Nella sezione video di ADiRisorse c’è un tutorial per cominciare ad avventurarsi in questa agile piattaforma online. Naturalmente sono nate anche alternative come Schoology (2009) e, in poche parole, gli strumenti non mancano.

L’uso di piattaforme online per estendere la formazione scolastica è ancora fortemente demandato all’iniziativa di singoli insegnanti. E’ raro, almeno in Italia, che l’intera scuola si apra al web anche perchè in rete diventa sfumato il confine tra chi detiene il sapere e chi ne fruisce.

Sono passati decenni ma, mentre le tecnologie informatiche sono evolute alla velocità della luce, la scuola arranca ancora alla ricerca di un suo spazio identitario nel web.

downloaded-vs-bornCome scriveva il professor Longo già nel 2009: “Con una metafora audace ma fondata, si può affermare che la scuola è l’organo di riproduzione della società, poiché ne replica il sapere e le conoscenze. Essa tende a formare le nuove generazioni sulla falsariga di quelle precedenti, quindi, come tutti gli organi di riproduzione, anche la scuola è tendenzialmente conservatrice. Rilevare il carattere conservatore della scuola è importante: esso infatti è una delle cause delle difficoltà che incontra oggi l’istituzione scolastica, immersa com’è in un contesto locale, nazionale e, soprattutto, mondiale che cambia rapidamente. È una sfida non da poco, perché da una parte è necessario adeguare la scuola al cambiamento, dall’altra si tratta di conservarne le caratteristiche ritenute più utili e preziose. La scuola non può essere avulsa dal contesto che la circonda, quindi deve venire a patti con la società. Questo per due motivi essenziali: in primo luogo perché è la società che finanzia la scuola e poi perché la scuola non è più l’unica fonte del sapere, inteso non solo in senso istituzionale o canonico, ma in senso lato. Altre sono oggi le fonti a cui si abbeverano i giovani (e i meno giovani), in primo luogo Internet, e la scuola non può non tenerne conto.” 

Gli strumenti informatici e la tecnologia abbondano ma viene facile il paragone: come può un analfabeta imparare a leggere e scrivere davanti a carta, penna e libro?

Eppure è una costante nelle politiche educative in Italia e in tutti i paesi OCSE – almeno a parole – che si presti attenzione alla conoscenza adeguata e qualificata delle tecnologie informatiche da parte dei docenti e degli studenti; La competenza digitale è tra le competenze chiave di cittadinanza e l’uso di piattaforme online a prescindere dalla materia scolastica (italiano, matematica, scienze) favorisce fortemente l’acquisizione e lo sviluppo di tale, fondamentale, competenza. analfabetismoE’ una esigenza comunicativa vitale tanto che, attuando un parallelismo con l’analfabetismo degli anni 1861-1991 in Italia, da qualche tempo si parla di analfabetismo digitale. Molti i fattori che lo determinano tra cui anche quelli infrastrutturali (carenze nella diffusione dell’hardware, computer, periferiche e della connessione a banda larga: le compagnie telefoniche non hanno esteso il servizio ADSL alle aree periferiche del paese, ritenendo troppo basso il numero degli utenti in relazione agli investimenti da effettuare. Nelle scuole alcuni genitori si sono opposti all’installazione di access point wireless, la cui antenna è stata accusata di generare elettrosmog). Molte anche le resistenze: carenza di saperi minimi, dovuta a fattori socio-economici, culturali, psicologici e all’assenza di adeguati interventi formativi, informativi e di servizio. Mancano le figure professionali intermedie in grado di mediare le conoscenze teoriche e renderle fruibili rispetto agli interessi delle persone.

cooperativeMa siamo sicuri che si tratti solo di questo? Se un insegnante sa di essere in difetto rispetto ai nuovi linguaggi digitali (e si sente a disagio ancor più che a non conoscere una seconda lingua come l’inglese) farà di tutto per colmare la sua lacuna. Molti lo hanno già fatto a prescindere dall’età anagrafica e dal gap generazionale rispetto ai digital natives per i quali le nuove tecnologie sono la “madrelingua”. Il problema, però, è altrove. In un corpo professionale molto ampio, di età medio-alta e in cui per molte ragioni prevalgono atteggiamenti di conservazione, è proprio la paura che venga messa in discussione la figura/funzione dei docenti come titolari di un sapere da trasmettere che genera resistenze. Le nuove tecnologie prefigurano interpretazioni diverse del ruolo del formatore: l’accompagnatore dei processi di apprendimento, l’analista dei bisogni formativi, il progettista dei percorsi, l’orientatore, il valutatore.