8 luglio 2013

Come uscire dalla valle della morte

a cura di Norberto Bottani

Presentazione della conferenza di Sir Ken Robinson, Come uscire dalla valle della morte

ken robinsonSir Ken Robinson è una personalità inglese emigrata circa dieci anni fa con moglie e figli negli USA. Fu membro del gruppo di consiglieri di Tony Blair per le politiche scolastiche. Commenta e critica da inglese la politica scolastica. Denuncia riforme scolastiche in voga negli USA, le smantella, forse anche perché ben sa che presto o tardi arriveranno in Europa. La sua è una voce controcorrente. Occorre ascoltarla. Delinea uno scenario scolastico alternativo adatto per il 21° secolo. Questo è il grande problema politico. I sistemi scolastici odierni ereditati dall’Ottocento non reggono più. I curricoli disciplinari nemmeno. Le procedure proposte per fronteggiare i problemi lasciano allibiti: test in due o tre materie, anticipazione della scolarizzazione, militarizzazione degli insegnanti. Non sono queste le vie da seguire per migliorare l’istituzione scolastica come è comprovato dai rari esempi di successo dell’istruzione che è dato conoscere.

In questo discorso, tenuto nel maggio scorso,Robinson pronuncia un attacco in piena regola alla riforma scolastica varata negli Stati Uniti nel 2000, No Child Left Behind (NCLB) . Critica la valutazione con test imperniata unicamente su tre discipline, lingua, matematica e scienze,denuncia i guasti della dispersione scolastica, contesta la pertinenza delle innovazioni in corso.

Uscire dalla valle della morte

valle morteUscire dalla valle della morte è una metafora di cui si serve Robinson per criticare le politiche scolastiche  , per dare speranza e fiducia agli insegnanti. La valle della morte si trova nello stato della California, ed è nota per la sua aridità. E’ stata ripresa in numerosi film. Vedremo alla fine perché diventa una metafora positiva.

Dopo un inizio divertente, come è nel suo stile, Robinson entra in argomento e mette l’accento su tre principi essenziali che permettono allo spirito umano di svilupparsi, ma che la cultura scolastica dominante soffoca e non promuove.

Sviluppa la relazione con molti esempi e spiega alla fine le sue proposte per uscire dalla “Valle della morte” del sistema scolastico attuale e su come incoraggiare nelle giovani generazioni la voglia di apprendere, la fiducia in se stessi, il piacere di inventare, la rivolta per non subire il destino di gregari.

La creatività

creativitaKen Robinson è un esperto della creatività e sfida i sistemi scolastici, tutti quanti e non solo quello statunitense, a stimolare la creatività dei bambini. Da questo punto di vista è uno degli esponenti più radicali  tra coloro che propendono per una riforma profonda del sistema scolastico che favorisca la creatività e lo sviluppo di molteplici tipi di intelligenza. Per questa ragione, per le sue idee e opinioni , è ammirato ed anzi  adorato dal corpo insegnante.

Robinson si chiede perché si debba rinunciare a ottenere il meglio da ogni persona. La sua risposta è la seguente : i sistemi scolastici sono stati concepiti per produrre buoni lavoratori, per generare una popolazione obbediente piuttosto che una popolazione di persone creative che pensano con la propria testa. Molti studenti riluttanti, renitenti, che non si adattano alla vita scolastica, sono ignorati e stigmatizzati invece di essere incitati a valorizzare le loro energie e la loro curiosità. Il messaggio di Robinson, diffuso mondialmente grazie alla rete TED Talk, è visionario e pone strenuamente l’accento sulla creatività nel sistema scolastico attuale e sull’importanza della creatività nella vita economica.

“Non uno di meno” : obiettivo ingannevole

non uno di menoIn primo luogo Robinson critica la legge di riforma statunitense Non uno di meno, No Child Left Behind  (letteralmente Nessun bambino sia lasciato indietro). Robinson afferma  in modo ironico che, visti i risultati , la legge avrebbe dovuto chiamarsi Migliaia di bambini lasciati indietro, ma non sarebbe stato un titolo precisamente appropriato per una riforma. La realtà è che il sistema scolastico perde per strada un numero altissimo di ragazzi e ragazze. In alcune zone degli Stati Uniti  il 60% degli studenti abbandona la scuola secondaria di 2º grado. Questo capita anche in Italia, in Francia, in Spagna, in Grecia, ed in altri paesi dell’OCSE. Per rendersene conto basta consultare il volume “EAG 2013’, ossia “Education at a Glance” che è l’insieme di indicatori internazionali dell’istruzione. Nelle comunità indigene statunitensi la proporzione di studenti che abbandonano qualsiasi tipo di formazione arriva addirittura all’80%. Robinson fa proprie le tesi di alcuni economisti del capitale umano ed afferma che se si dimezzasse questa cifra si genererebbe un guadagno netto per l’economia degli Stati Uniti  di quasi 1000 miliardi di dollari nel giro di 10 anni. “Come assodato da molte indagini, costa davvero un sacco subire i danni prodotti dalla dispersione scolastica” afferma Robinson.

I danni non sono solo quelli della dispersione

Robinson precisa per altro che la crisi della dispersione scolastica è solo la punta dell’iceberg. Non si tiene infatti conto di tutti quei ragazzi e quelle ragazze che non sopportano la scuola, che si annoiano e che non ne traggono beneficio alcuno.

Se la scuola va male, specifica Robinson, il motivo non risiede nella scarsità dei finanziamenti. Gli Stati Uniti, come altri paesi, spendono moltissimo per l’istruzione scolastica , ma non è l’entità della spesa quello che davvero conta. Negli Stati Uniti le classi  non sono sovraffollate. Eppure i risultati sono mediocri. Ci sono anche centinaia di iniziative, di sperimentazioni ogni anno per cercare di migliorare l’istruzione, ma non servono. Il problema è che tutto va nella direzione sbagliata.

Tre principi per uscire dalla valle della morte

Ci sono tre principi che alimentano la vita umana, ma questi tre principi non trovano posto nella cultura scolastica, in quei curricoli che molti docenti sono tenuti ad applicare e che molti studenti sono costretti a sopportare.

Ecco i tre principi:

1) Gli esseri umani sono naturalmente diversi

esseri umaniLe riforme scolastiche non tengono affatto conto che gli studenti sono molto diversi fra loro, hanno intelligenze, aspirazioni, attitudini diverse.

L’insegnamento tende alla conformità, non fa leva sulla diversità.

Quello che le scuole sono incoraggiate a fare è impartire insegnamenti standardizzati in un ambito molto ristretto di discipline, e questo mortifica le diverse personalità degli alunni.

2) E’ la curiosità che sollecita l’apprendimento

curiosaSe si accende la scintilla della curiosità in un bambino, il bambino impara velocemente senza nessun ulteriore bisogno di assistenza. E’ naturale per i bambini apprendere, per cui riuscire a spegnere o reprimere questa naturale capacità, come avviene nella scuola, è davvero un risultato straordinario! Ironizza Ken Robinson.

La curiosità è il motore dell’apprendimento. Se non c’è apprendimento, non c’è nemmeno istruzione. E di solito si passa un sacco di tempo a discutere dell’insegnamento senza mai parlare dell’apprendimento. Lo scopo dell’insegnamento è fare in modo che la gente impari. Il ruolo dell’insegnante è quello di facilitare l’apprendimento. Tutto qui. Parte del problema è che la cultura dominante  si è concentrata sulla valutazione degli apprendimenti, non sull’apprendimento. La valutazione è importante, i test standardizzati è giusto che abbiano un loro posto. Ma non dovrebbero rappresentare la cultura dominante dell’istruzione. Dovrebbero fornire una diagnosi. Dovrebbero aiutare. Non essere il fine, come sta avvenendo.

3) La vita umana è intrinsecamente creativa.

creativityOgnuno di noi ha un proprio corso, ha propri interessi. Noi creiamo le nostre vite, e possiamo ricrearle mentre viviamo. È la caratteristica dell’uomo. È il motivo per cui la cultura umana è così interessante, varia e dinamica.

Si prenda il caso della Finlandia. Il sistema scolastico finlandese riesce bene perché non è ossessionato dai punteggi nelle prove strutturate. In Finlandia  si è continuato a mantenere un approccio molto ampio all’istruzione che comprende anche discipline umanistiche, educazione artistica, educazione fisica. Gli studenti finlandesi imparano anche se non sono valutati regolarmente ed anche se per anni, soprattutto nei primi anni della scuola primaria, non ricevono nemmeno dei voti.

Conclusione

streetNella conclusione della sua presentazione, Robinson riprende le posizioni delle correnti socio-costruttiviste  che forgiano le politiche scolastiche nei sistemi scolastici che conseguono i migliori risultati nelle indagini internazionali OCSE/PISA.

Robinson non ha una visione futurista. È un sostenitore dei restauri e propone ai responsabili scolastici di andare controcorrente. Difende coloro che nei sistemi scolastici persistono a ritenere che si possa fare meglio, molto meglio di quanto si faccia ora, adottando comportamenti e indirizzi didattici diversi. Per esempio, a proposito del sistema scolastico statunitense, che com’è noto è molto ingiusto, afferma che nelle scuole USA si sta facendo un lavoro fantastico nonostante la cultura dominante dell’istruzione e non grazie ad essa. Con questa affermazione elogia la resistenza, l’opposizione alla politica scolastica ufficiale. Afferma che negli USA c’è molta gente che ha il coraggio di navigare controcorrente perché ritiene che molte delle politiche scolastiche attuali si basano su concetti meccanicistici dell’istruzione, come se la formazione e l’istruzione fossero un processo industriale . Afferma anche che nella mente di qualche politico alberga probabilmente l’idea che se si regolamenta il sistema, se lo si fa funzionare meglio, andrà via spedito verso il futuro. Ma non è così e non è mai stato così.

La Valle della mortePer concludere, Ken Robinson riprende la metafora della “Valle della morte”. La Valle della morte è il posto più arido degli Stati Uniti dove non cresce mai nulla. Non cresce nulla perché non piove. Ma nell’inverno del 2004 ha piovuto nella Valle della morte. Sono caduti 17 cm di acqua in poco tempo e nella primavera del 2005 si è verificato uno strano fenomeno : l’intera valle della morte si è coperta di fiori. Questo fenomeno prova che la Valle della morte non è morta. È solo addormentata. Sotto la superficie sono sepolti i semi che attendono le condizioni adatte per spuntare. Nei sistemi organici, se le condizioni sono quelle giuste, la vita è inevitabile. Succede sempre così. Prendete  una scuola, un quartiere, cambiate le condizioni, date alla gente un diverso senso delle possibilità, un panorama di aspettative diverso, una gamma più ampia di opportunità, curate, valorizzate le relazioni tra docenti e allievi, offrite alle persone la facoltà di essere creativi e di innovare quello che fanno, e le scuole che prima erano aride, depauperate, rinasceranno a nuova vita.

Robinson è un ottimista. In parte ha anche ragione. Non è tutto sbagliato quanto afferma. Ma, ignora completamente le conseguenze dello sviluppo tecnologico e soprattutto il peso determinante delle istituzioni, della burocrazia , dei giochi di potere e dell’apparato scolastico. Non è sempre facile disubbidire ed andare controcorrente. È utile ricordare che qualcuno in Italia ha affermato una cinquantina di anni fa che la disubbidienza è una virtù.

VIDEO DELLA RELAZIONE CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO
Sottotitoli in italiano a cura di Anna Maria Pérez, rivisti da Elena Montrasio

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