3 febbraio 2010

Perché odio le LIM

(Tratto integralmente dal sito di Norberto Bottani)

Negli Stati Uniti, come in altri Paesi, crescono tra gli insegnanti le preplessità nei confronti delle LIM (Lavagne Interattive Multimediali, in inglese Interactive Whiteboards) che vengono  installate in gran pompa nelle aule di molte scuole. Sembra che non se ne possa più fare a meno e che le LIM siano il “nec plus ultra” delle TIC nella scuola.

Bill Ferriter

Invece si stanno rivelando un gadget costoso e poco efficace, come spiega bene nell’articolo seguente un insegnante americano, che peraltro non è assolutamente restio nei confronti delle nuove tecnologie.

L’autore dell’articolo, Bill Ferriter, insegna in una prima media a Wake County nella Carolina del Nord, dove è stato in passato premiato come migliore insegnante dell’anno  di quello stato (a.s.2005-2006).   

Pubblica regolarmente articoli sull’integrazione delle TIC nella scuola nel periodico Educational Leadership. Tiene anche un blog su questi problemi consultabile cliccando qui.  

Perché odio le LIM (traduzione libera)

di Bill Ferriter   

Confesso che la faccenda delle lavagne interattive multimediali nelle classi è una delle questioni che mi appassiona di più.  

Scuole e provveditorati si sono buttati a capofitto nell’acquisto di questo gadget, ritenuto come il primo passo  per fare entrare la scuola nel 21º secolo, ossia nell’era della postmodernità. E così spendono migliaia di dollari per un aggeggio da appendere alle pareti di un’aula e che si può mostrare con orgoglio come fosse una gallina dalle uova d’oro, che miracolosamente permette di risolvere tutti i problemi dell’istruzione.  

Mi sono sbarazzato di questo marchingegno la scorsa estate. Dopo un anno circa di sperimentazione sono giunto alla conclusione che fondamentalmente era inutile, non serviva a nulla.  

Beninteso, i miei studenti pensavano invece che lo fosse, ma in realtà non mi è proprio servito granché per svolgere il programma d’insegnamento. Probabilmente mi ha permesso sì e no di tenere un paio di buone lezioni, ben congegnate, ma non c’era proprio nulla di eccezionale in tutto ciò. Avrei potuto facilmente fare la stessa cosa in un altro modo, usando per esempio il mio computer di cui già mi servo durante l’insegnamento oppure altri strumenti didattici che si trovano facilmente in Internet, accessibili a tutti.  

Spreco di tempo e di soldi
  

Un paio di settimane fa, quando ho saputo che su Twitter Ed Chat ci sarebbe stata una chat dedicata alle lavagne interattive multimediali, mi sono dato da fare per non mancarla. Per nulla al mondo avrei rinunciato a una conversazione sulle lavagne multimediali.  

 Grazie a Dio, gli interventi sono stati molto sensati. Pochi sono stati i pareri favorevoli alle LIM, scarsi gli elogi senza riserve per la bontà didattica di questo strumento. La maggioranza dei partecipanti ha invece ammesso che senza un considerevole dispendio di tempo e senza una formazione appropriata, le LIM rapidamente si utilizzano solo come proiettori, assai costosi a dire il vero.  

Credo che questa critica sia troppo benigna. Le LIM non richiedono solo dispendio di tempo e di energie per la formazione, ma sono una spesa irresponsabile fatta senza cognizione di causa. Infatti, se si analizza in modo puntiglioso l’operazione si capisce subito che le LIM non fanno altro che potenziare il modello d’apprendimento tradizionale, imperniato sull’insegnante. Con le LIM l’insegnante resta il “deus ex machina”. Altro che rivoluzione copernicana nell’insegnamento!   

Ecco perché le ditte produttrici delle LIM le pubblicizzano come una tecnologia di intermediazione, progettata per riprodurre le pratiche d’ insegnamento tradizionale (svolgere lezioni, prendere appunti, elaborare presentazioni o relazioni): un passaggio per far evolvere poco per volta l’insegnamento. Una tattica per non spaventare gli insegnanti-dinosauri che temono ancora il mondo delle nuove tecnologie e che non osano valicare il Rubicone ed entrare nel nuovo mondo dell’informazione numerica.  

Vi chiedo: dobbiamo veramente spendere migliaia di dollari per acquistare uno strumento che aiuta solo ad agevolare l’insegnamento tradizionale?  

Incompatibilità con le moderne teorie dell’apprendimento

 Il mio argomento principale contro le LIM è il seguente: le lavagne interattive multimediali sono poco compatibili con le teorie pedagogiche alle quali la maggioranza degli insegnanti afferma di credere. Domandate a un dirigente come dovrebbero essere le migliori classi e la risposta probabilmente sarà pressappoco così:  

“Nelle classe migliori, gli studenti possono apprendere collettivamente e in modo creativo. Le classi sono un ambiente di lavoro dove si studia in gruppi, si discutono congetture varie, si svolgono ricerche, si mettono a punto esperimenti, si collabora con i compagni, si discute qualsiasi nozione preconcetta, si verificano ipotesi. Siccome l’insegnante è sempre presente per guidarli e per aiutarli, gli studenti vengono incoraggiati a provare, a cambiare idee, e a proseguire in modo indipendente, da soli, a non temere di sbagliare.”  

Bello tutto ciò,vero? Se potessimo davvero trasferire il controllo dell’apprendimento agli studenti, probabilmente potremmo assistere a un miglioramento sia della motivazione nei confronti dello studio sia dei livelli d’apprendimento. Le aule si trasformerebbero in comunità d’apprendimento, diventerebbero cellule d’innovazione, modellate dagli studenti invece di essere luoghi noiosi, come lo sono oggi per moltissimi studenti.  

Teorie opposte della scuola

 Se questo è l’esito che ci aspettiamo, verso il quale tendiamo, allora non perdiamo forse una valanga di soldi acquistando le lavagne interattive multimediali le quali non aiutano a promuovere e a stimolare l’investigazione, la curiosità, il lavoro in gruppo? 

Beninteso, potreste argomentare che quando sono utilizzate come strumenti di apprendimento le lavagne interattive multimediali rendono più interattivo e cooperativo l’apprendimento e le lezioni, permettono un’interazione più intensa tra studenti e docenti, ma non ritenete forse che per raggiungere questo scopo si spenda un po’ troppo? 

Il santo vale la candela? 

Valutazioni inesistenti

Sono anche molto irritato perché le scuole raramente si preoccupano di valutare l’impatto delle LIM sull’istruzione. Spendiamo per ammucchiare gadget costosi e non siamo nemmeno in grado di riflettere se questi strumenti ci aiutano o meno a conseguire gli obiettivi che ci prefiggiamo, a realizzare la scuola che vorremmo. Questo non si chiama forse spreco?  

Le LIM: uno strumento di “public relations”

  Francamente, ho l’impressione che molti dirigenti scolastici non si preoccupino affatto di sapere se le LIM servano o non servano all’insegnamento e all’apprendimento e se l’investimento necessario per acquistarle abbia un senso. Perché? Semplicemente perché le LIM non sono per loro uno strumento d’apprendimento. Sono piuttosto uno strumento di relazioni pubbliche, una rappresentazione tangibile della capacità e della volontà di evolvere e di restare “à la page” (aggiornati), che può essere sbandierata come un merito e un pregio davanti ai superiori come pure davanti ai genitori. Tutti i numi del paradiso non potranno purtroppo impedirvi di dirigere una scuola senza LIM, se i vostri colleghi della scuola accanto hanno già raccolto il frutto proibito del 21º secolo. In casi come questi, se rifiutate di comperare le LIM, correreste proprio il rischio di fare una figura barbina, la figura del reazionario, quella di sembrare un dinosauro fuori dal mondo. Perdereste la faccia e qualsiasi credibilità.  

Sylvia Martinez che scrive su Generation Yes dice tutto ciò molto meglio di me:  

“Non si può comperare il cambiamento. Questo è un modo di dare, non un oggetto da acquistare. Anche con la migliore lista della spesa non potete cambiare l’educazione”.  

Per la maggior parte del tempo, i programmi sventagliati per installare le LIM non sono nient’altro che vani tentativi per comperare del cambiamento. Raramente questi programmi vanno di pari passo con il tipo di classi che auspichiamo, con un insieme di obiettivi tangibili che possono essere misurati, oppure con un qualsiasi tentativo sistematico di valutazione del profitto. Questi programmi e questi strumenti alquanto costosi non sono altro che tristi esempi di decisioni poco accurate e di sprechi che concorrono a mandare a catafascio alcune delle nostre scuole e i sistemi scolastici meno robusti.

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