10 novembre 2010

La scuola dell’obbligo in Finlandia. Eliminata la selezione?


Dall’intervista fatta da Jeanne Claire Fumet a Claude Antilla per il Cafè Pédagogique

Claude Antilla

Claude Antilla

In Francia è in atto un grande dibattito sul collège, la scuola media unica di 4 anni, dove è ancora presente una forte selezione. In questo quadro si inserisce l’intervista che il Café Pédagogique ha fatto a Claude Antilla, una docente francese, distaccata dal Ministero, che ha insegnato per 35 anni in Finlandia.
Poiché la situazione della nostra scuola media non differisce molto da quella francese ci è parso interessante proporvela in italiano.

Scrive Jeanne Claire Fumet che ha intervistato Claude Antilla:

Con il suo tasso di riuscita del 99,7%, il modello finlandese di scuola obbligatoria ha dei buoni motivi per fare sognare. E’  difficile quindi non cercare di trovare in questa scuola qualche spunto che ci aiuti a combattere la selezione e i fallimenti del nostro sistema scolastico”.

Poiché da questo punto di vista la situazione italiana non è diversa da quella francese, cerchiamo anche noi di capire cosa capita in Finlandia.

LA SCUOLA DELL’OBBLIGO  IN FINLANDIA

Una scolarizzazione tardiva ma efficace

In Francia la scolarizzazione precoce è considerata determinante. E’ così anche in Finlandia?

In Finlandia la scuola comincia a 7 anni, ma i bambini vi arrivano preparati e imparano molto velocemente. Esiste anche una sorta di anticipo a 6 anni, non è obbligatorio, ma gratuito e in realtà è seguito dal 100% dei bambini.

La scuola obbligatoria costituisce un tronco unico fino a 15 o 16 anni (a seconda che si inizi a 6 o 7 anni), senza filiere differenziate, senza ripetenze, il successo per tutti è un obbligo, qualunque siano le difficoltà di ciascuno.

Tutti i bambini sono integrati e curati, anche quelli con handicap, e tutti vengono portati alla conclusione dell’obbligo scolastico. Non ci sono abbandoni prima dei 16 anni.

Tenere i bambini a casa fino a 6 anni non crea problemi alle famiglie?

La Finlandia ha dovuto far fronte a notevoli problemi demografici: con una scarsa immigrazione e una bassa natalità, ha dovuto necessariamente stabilire una vera politica a sostegno della famiglia. I Comuni hanno predisposto  sistemi di nidi, di giardini d’infanzia, fatti pagare in proporzione al reddito dei genitori. Il congedo per maternità dura 11 mesi e si raccomanda a uno dei genitori di rimanere a casa per i primi tre anni, dando la certezza di ritrovare il posto di lavoro al ritorno.

Altre misure importanti sono la cura sanitaria delle donne gravide e dei bambini fino alla scolarizzazione. Ci si sforza  di affrontare molto precocemente i problemi di apprendimento che potrebbero presentarsi. Si giunge per esempio a diagnosi molto precoci della dislessia, e si evitano successivi fallimenti a scuola.

Quale aiuto ricevono i bambini in difficoltà?

Ogni scuola dispone di un’assistente sociale e di un insegnante di sostegno che gestiscono i problemi individuali.

L’insegnante di sostegno è esonerato dall’insegnamento in classe e interviene puntualmente con azioni di sostegno personalizzato, di concerto con i colleghi in particolare sull’utilizzo del tempo scuola. Si evita per esempio di appesantire la giornata scolastica. I ritmi scolastici sono molto diversi da quelli delle scuole francesi.

In generale si alternano 45 minuti di concentrazione con 15 minuti di pausa, per mantenere negli alunni un buon livello di attenzione. Le giornate scolastiche finiscono presto, alle 13 per i più giovani, alle 16 all’università. Si stima che questa sia una condizione per rendere l’insegnamento efficace.

Valutazione ponderata e programmi flessibili

Tutto questo è sufficiente per garantire il successo a tutti?

Bisogna considerare un insieme di cose: la valutazione e i programmi sono pensati in modo diverso rispetto alla Francia. Non c’è valutazione degli alunni prima che compiano 10 anni e si ricorre molto all’autovalutazione. Dopo, i voti vanno dal 4 (insufficiente) al 10. Ma non si lasciano indietro i bambini che hanno preso 4: si fa di tutto per aiutarli a migliorare.  E alla fine tutti arrivano alla sufficienza! In realtà non si valuta la performance scolastica, ma piuttosto il grado globale di riuscita, tenendo conto sia delle capacità sia dell’impegno di ciascun bambino. E a volte si trovano soluzioni impreviste: così per esempio si è utilizzata la tecnologia digitale per aiutare i maschi che sono più in difficoltà delle femmine, e si sono ottenuti buoni risultati. Oggi sono le bambine ad essere più indietro dei maschi, perché hanno più difficoltà a familiarizzare con questi strumenti che a loro sono meno congeniali che ai maschi.

Contenuti e metodi sono molto liberi  perché non c’è una valutazione nazionale. Ma per la licenza dell’obbligo, l’alunno deve raggiungere un livello medio in tutte le discipline, che sono varie e molteplici, affinché ciascuno possa trovare quelle che gli sono congeniali. I programmi sono meno rigidi: si attribuisce una quota oraria a ogni materia e degli obiettivi di apprendimento. Si definiscono le competenze e il saper fare che devono essere acquisiti, senza dettagliare i contenuti. Questo quadro di riferimento è oggetto di consultazione molto frequente soprattutto da parte delle équipe comunali, che in genere sono insegnanti messi a disposizione per redigere i contenuti, poi ciascun gruppo di insegnanti l’affina in funzione della propria popolazione scolastica. E’ una gestione molto decentralizzata.

C’è competizione fra gli istituti scolastici?

Assolutamente no: il principio è quello dell’uguaglianza e dell’omogeneità fra tutti e su tutto il territorio. E’ peraltro proibito pubblicare classifiche delle scuole, che le metterebbero in concorrenza. Il ministro effettua dei test , ma sono anonimi e confidenziali, e servono a trovare soluzioni di sostegno  quando si verificano dei problemi. Un particolare importante: c’è solo il 5% di scuole private in Finlandia ( straniere, steineriane, internazionali ecc..), tutte le altre sono all’interno del circuito pubblico gestito dai Comuni.

Ma nella realtà dei fatti non ci sono proprio disuguaglianze fra  gli istituti scolastici?

Ce ne sono veramente poche, perché la Finlandia ha tratto insegnamento dagli errori commessi altrove: dagli anni ’70  è stata attuata una politica di “mescolanza” sociale su tutto il territorio nazionale. Non si separano gli alunni deboli da quelli brillanti. Gli ambienti sociali e le origini sociali  sono mescolati e rappresentati in tutte le scuole. Si favorisce la mescolanza per evitare i ghetti.

In Finlandia la politica d’immigrazione è rigorosa ma generosa. I bambini sono integrati nella scuola di quartiere e, in generale, funziona piuttosto bene. Di fronte all’evoluzione dell’immigrazione (essenzialmente proveniente dai Paesi dell’Est), è stato fissato un  tasso del 15% di stranieri per classe nella regione di Helsinki, ma da qualche anno si pensa di arrivare al 25%

Un liceo professionale più selettivo

Dopo la scuola obbligatoria dove vanno gli alunni?

Vanno al liceo generale o professionale , nei quali le condizioni di accesso sono piuttosto selettive.

L’esame alla maturità richiede solo 4 discipline. Gli alunni più deboli possono  rimanere un anno in più per raggiungere i livelli richiesti. Il liceo professionale è più selettivo: oltre alla formazione tecnica, richiede una formazione generale e linguistica . Circa il 53% degli alunni vanno al liceo generale e il 47% a quello professionale. Il  tasso di riuscita complessiva alla maturità è del 95% . Bisogna precisare che ci sono due sessioni all’anno e si può ripetere l’esame di diploma per tre sessioni successive, e questo limita la selezione.

C’è un aumento della selezione dopo la licenza dell’obbligo?

Al liceo generale si conta il 4,5% di abbandoni e in quello professionale il 9,8%. L’ingresso nella scuola secondaria superiore è regolato da esami di accesso e, secondo le varie specializzazioni, è anche previsto il numero chiuso. Il tasso di abbandono è del 5,8% all’università e del 9% nell’Alta Formazione Professionale. Ma questa percentuale di insuccessi sta diminuendo di anno in anno grazie agli sforzi che si compiono nell’orientamento.

Per meglio preparare gli studenti all’università, si è messo in funzione un sistema di licei a moduli con specializzazioni «à la carte». I risultati non consentono ancora di trarre le dovute conclusioni, perché questa impostazione vige solo da 10 anni e mancano ancora dati sufficienti per dare una valutazione complessiva. Ad ogni modo gli apprendimenti appaiono frammentati, discontinui e si perde la coesione del gruppo classe. A mio avviso la modularizzazione non è una buona soluzione. La Finlandia rimane comunque uno dei Paesi con il maggior numero di diplomi a livello superiore, e c’è un enorme sforzo nei confronti della ricerca, a cui è dedicato il 4% del PIL .

Pensa che la Francia potrebbe adottare alcuni di questi metodi?

Le condizioni sono molto diverse, ma c’è materia di riflessione: evitare le valutazioni negative e le sanzioni a favore del sostegno e dell’incoraggiamento, rendere l’alunno autonomo, responsabile del suo apprendimento, tenere conto delle capacità reali di ciascuno e sforzarsi di fare riuscire tutti, evitare la specializzazione precoce, favorire il lavoro di gruppo. Tutto questo è noto, ma si deve ancora lottare per fare capire che è utile per combattere la selezione e gli insuccessi scolastici.

Print Friendly

, , , , ,

Show Buttons
Hide Buttons